Saturday, April 29, 2006

Corri little Jimmy - 4^ parte


Ma dov'era Patrick? Eccolo, davanti a me. Mi veniva incontro. Era pieno di lividi, le ginocchia sbucciate; MA LUI AVEVA IL COSTUME. Eh caro mio, questo faceva una notevole differenza. - Jimmy, che ti hanno fatto? - mi chiese con appena un filo di voce - Dove sono i tuoi slip? - Piangeva; si sentiva colpevole per avermi portato li', in quel paradiso incustodito ed in balia del demonio; sul suo viso vi era scolpito il terrore di avere la terribile risposta che già conosceva.
- Non mi hanno fatto niente - Risposi velocemente, secco e deciso come mai stato prima - Ho perso il costume mentre nuotavo, ora come faccio?-
- Ti lascio i miei bermuda …sono un po' grandi …- Rispose in modo automatico, quasi metallico.

Avevo trovato una valida scusa e mi sentivo al sicuro. Non potevo sputtanarmi in quel modo. Jimmy era forte, un vero duro. Non poteva diventare quello che l'ha preso nel culo per un'incauta trasgressione infantile. E poi chissà quante domande a casa; e se l'avessero saputo a scuola? No, no meglio evitare.

E comunque, per quanto giovane, non mi sbagliavo. Il vero dramma non nasce quasi mai dall'atto di violenza in se stesso, almeno non nel mio caso, ma da quanto ti accade attorno in conseguenza dell'atto stesso. Vedi, caro fratellone, la beffa più grande, in tutta questa faccenda, è stata partorita da mia madre. Sì proprio lei, 'sta stronza, perché, non appena a casa, mi diede tante di quelle botte che neanche ti immagini. Prima di tutto perché per ero rientrato in ritardo; secondo, dovevo perdere l'abitudine di azzuffarmi con gli estranei. Gran donna mia madre. Classico tipo d'adulto che non capisce un cazzo di niente. Il giorno in cui nacque mio figlio, mentre lo tenevo in braccio, chiesi al Padre Eterno di farmi sprofondare quanto più in basso, se mai mi fosse venuto in mente di comportarmi allo stesso modo.

Allora, ancora ti chiedi come mai non ne abbia mai parlato con nessuno? I motivi mi sembrano più che palesi. Sarei diventato una specie di mostro, un colui che ha subito e che si comporta in quel modo a causa di …; diciamo pure una cavia del miserabile laboratorio della società. Io sono una personale normale. Con una gran rabbia dentro, ma pur sempre equilibrato; posso riconoscere d'essere un emerito stronzo, ma guardiamoci un po' intorno: si hanno forse dei motivi per non esserlo? Ti illudi che diventare grandi possa bastare, ma non è così, da solo non puoi proprio nulla. Sì, hai bisogno di un compagno di viaggio per affrontare un cammino così tortuoso. Un compagno che non abbia la pretesa di indicarti la strada da seguire. Che non metta le mani avanti per paura di farsi male. Che voglia cogliere l'attimo del brivido di un'emozione e non abbia paura di viverla. Che apprezzi il rischio di voler godere per un istante da re, consapevole del pericolo di una grossa delusione.
Ti amo fratello, col tuo pane dolce, col tuo veleno, senza buttare via niente. Ma so già che ti perderò. L'eternità è solo una triste menzogna, ad uso e consumo di chi pensa che la vita debba essere un comodo caldo letto dove coccolarsi. Ma questo non fa per noi e tu non saresti ciò che sei.

Monday, April 24, 2006

Corri little Jimmy - 3^ parte


........ fui trascinato giu’, sulla sabbia. Con una mano teneva la bottiglia, beveva, ringhiava, rideva; con l’altra mi teneva per il collo, col ventre sulla sabbia. Si liberò della bottiglia mi afferro’ per l’inguine; mi strappo’ il costume con violenza. Cristo, quelle mani orrende. Enormi. Tozze, dalle dita corte e piene di lentiggini. Le ricordo bene quelle mani; ma che voleva farmi? Non capivo. Non capivo perche’ mi sollevava per le gambe …… e perche’ rideva sempre? Era forse stupido? Era troppo goffo, troppo pensante, troppo ubriaco, per riuscire nel suo squallido intento. Mi si buttava addosso con difficolta’, il mio esile corpo scompariva sotto quella massa informe di lardo e carne; sapeva di sudore rancido misto a benzina … cominciava ad incazzarsi sul serio … recupero’ la sua bottiglia, cerco’ di infilarmela con forza dentro. Eh no brutto figlio d’una gran troia! Eh no bastardo, questo non dovevi farlo! Mi dibattevo, mi disperavo, ma non sentivo dolore. Mi ritrovai per le mani qualcosa-un asciugamano pieno di sabbia-riuscii a scaraventarglielo sul viso. Mi lascio’. Scappai. Cominciai a correre ………………


………movimenti veloci. Questo è vero. Sono molto rapido nei gesti, nei movimenti, parlo senza rispettare alcuna pausa. Un tornado scatenato. 'Sta cosa mi ha dato non pochi problemi, soprattutto al corso di recitazione, al punto che, durante le prove, mi legavano ad una sedia e leggevo la mia parte con una matita in bocca. E poi questa mania di correre, correre sempre: corro per le scale, corro verso la macchina e persino per passare da una stanza all'altra. Anche quel dannato giorno corsi tanto. Correvo chissà verso quale meta, nudo, con un piccolo asciugamano stretto in mano. Non so per quanto tempo e quale distanza, ma ricordo chiaramente la merdosa risata di quel verme schifoso d'un bastardo dietro di me, poi più niente. Eccolo il mare nella sua immensità, con i suoi misteri. Eccolo il mare, pronto ad accogliermi nel suo ventre. Ora sono fra le sue braccia, e mi perdo nel suo infinito, oltre ogni concezione di tempo e spazio. Mare, amico mio, toglimi questa lordura di dosso; cavami questa pelle che sa di sporco. Rapisci questo bimbo che giocava a fare l'uomo, ora con la disperazione di un adulto, che non ritrova più il suo spirito da fanciullino.

Mi strofinavo quanto più potevo, dovevo cacciare quella puzza di marcio che mi nauseava. Quell'odore che ancora sento ovunque e che detesto. Quell'olezzo che mi tiene a distanza, che inevitabilmente mi attacca quando salgo su un autobus, quando stringo una mano. Docce bollenti, non chiedermi quante ne faccia nell'arco della giornata. Quintali di bagno schiuma. Litri di profumo. Sento 'sta cazzo di puzza dappertutto, in ogni individuo che mi passa vicino. Una tragica reazione a catena che non controllo e mi porta ad odiare l'intero genere umano. Quell'odore acre che rimette in moto il meccanismo della mia corsa.

Monday, April 17, 2006

Corri little Jimmy - 2° parte


- Sai quando ero ragazzino facevo gruppo con i miei compagni di classe. Si andava al mare, tutti insieme. Altre volte si andava in campeggio. E' strano, non ricordo il nome di tutti … Paolo, Antonio forse. Ma uno di loro lo ricordo bene; cazzo se me lo ricordo. Si chiamava Patrick. Nessuno lo conosceva col suo vero nome, perché sua nonna, in memoria del defunto marito, lo chiamava Leo; così fecero anche tutti gli altri. Tutti tranne me. Non sopportavo, come non sopporto tuttora, st'usanza del cacchio di commemorare i defunti attribuendo il loro nome ai vivi. Roba da matti.

- Patrick. era un po' più grande di me. Quindici anni, forse sedici. Io ne avevo dodici. Tanto era simpatico quanto brutto e mal fatto: testa grande e quadrata, capelli ispidi, radicati fino a metà della fronte; tracagnotto e chiattone che faceva ridere solo a guardarlo. Ero talmente stronzo, che per farlo arrabbiare gli dicevo che piu' una damigiana che un essere umano. E vai giù botte! Mamma mia quante ne ho prese.Nonostante la sua sfigata corporatura, Patrick era un abile nuotatore. Mi insegnava le varie tecniche e ne andava fiero. Quel giorno, mentre gli altri compagni facevano merenda, Patrick mi chiese se avessi voluto accompagnarlo un po' più avanti, verso la parte rocciosa della costa. Conoscevo bene quel tratto di costa, quegli scogli fatti a mo' di trampolino - Fantastico - Allora andiamo - . Ci vollero circa quindici minuti ma quel posto era talmente bello …… immagina una piccola spiaggia isolata, a forma di mezza luna, con degli scogli altissimi sulle due estremità. Patrick stava ancora in acqua, io prendevo il sole sulla distesa di sabbia. Arrivò un gruppo di …non so, forse tedeschi … in moto. Ubriachi fradici, si spingevano l'uno contro l'altro. Urlavano, ridevano. Forse cantavano. Avevano indosso il solo costume da bagno. Uno di loro se lo tolse. Aveva il corpo tozzo e flaccido; i capelli rossicci, lunghi e unti, raccolti da una bandana nera. La grossa pancia ed un grosso ciuffo di peli ne rendevano quasi invisibile il sesso. Stetti lì, immobile, a guardare. Lui si accorse di me, mi fissava. Gli si dipinse in viso una sorta di sadica smorfia. Afferrò per il bacino un altro animale del branco, in modo da sfregargli quel goffo ciuffo di peli sul di dietro. Una sorta di rituale selvaggio, bestiale, unicamente dedicato a me, la preda. Stavo sempre lì, come in trance, immobilizzato dalla terrificante curiosità di ciò che non conosci, ma che sai che sta per farti molto male. Mi sentii tirare per un braccio. Era Patrick - Ma che cazzo fai? Andiamo via.- Non so cosa mi prese; forse la paura, forse l’istinto alla sopravvivenza, ma ebbi la pessima idea di mettermi a correre. Eppure mi avevano insegnato che quando un cane rabbioso ti ringhia, non devi mai correre, devi stare calmo. Non ci volle molto perché mi raggiungessero. Cercavo di arrampicarmi su per la dorsale rocciosa …

Thursday, April 13, 2006

Corri little Jimmy - prima parte

Per chi sa capire, per chi sa amare e per chi vuole vivere; per chi non si accontenta di soli ricordi, ma pretende con prepotenza ciò che gli spetta; per chi sa esserti amico, sa raccogliere il tuo vomito, ma sa anche uno schiaffo al momento opportuno; per chi sa dare senza la presunzione di avere qualcosa in cambio; per chi ha l'umiltà di chiederti aiuto e sa riempirti il cuore; per chi rifiuta di sentirsi ridicolo e non accetta la menzogna del nonsense quotidiano;

Ma soprattutto per chi non ha sublimato l'irresistibile forza del mio ego, assaporando ogni singolo brivido dall'alito delle mie passioni, della mia forza, senza sentirsene travolto. Per chi mi ha chiamato semplicemente Jimmy.
Per Pierre …
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Corri little Jimmy. Corri più che puoi, più veloce del vento; corri verso il mare e sarai libero, lontano dai giochi e dalle favole e da chi ti ha fatto del male. Corri piccolo cheyenne dagli occhi di cristallo; dal piccolo ed esile corpo nudo. Qualcuno sta cercando d’importi la benda della vergogna e della sofferenza; ma che pensavano di fare? I tuoi occhi non piangono; il tuo cuore non sente dolore. Qualcuno ha stretto i denti nella tua carne acerba, ma tu hai risposto con dignità. Bravo Jimmy, fa vedere un po' chi sei; mostra la tua grandezza, piccolo grande uomo. Eh si! Ora sei un uomo, uno di quelli grandi e grossi, dallo sguardo vitreo; uno di quelli che non perdona neanche se preghi.
Ancora qualche metro e ci sei, non mollare, muovi quelle gambe! Eccolo, il mare ………….SPLUFF………..

- Ci sono delle sere in cui ci si sente veramente soli, dove ci si perde, quasi come una goccia di speranza nell'oceano della nostra vita. Ci sono delle sere nelle quali, invece, vorresti cominciare a correre; correre per non fermarsi; correre per scappare, per chiudermi una porta alle spalle, e poter dire: fino ad oggi non sono esistito. Volevo raccontarti di me, di questo gran male che sento dentro, e che non riesco a strapparmi via. Indubbiamente, fratellone mio, mi conosci. Sai vedermi dentro. Sei riuscito ad evocare i miei ricordi.

- Chissà dove sei. Chissà che fai. Sono stanchissimo, vorrei dormire. Non posso. Più di una volta mi sono chiesto se devo ritenermi fortunato per il semplice fatto di essere ancora vivo. In fondo ho la mia bella vita, le mie soddisfazioni, non sono un deviato mentale (…o forse lo sono?). Sono perfettamente d'accordo con te quando mi dici che, per vivere al meglio il proprio quotidiano, amarsi, rispettarsi, sia necessaria una ragione che nasce dal nostro intimo. Ebbene, penso d'averla trovata quella ragione. Ora voglio vivere. Davvero.

(continua....)